Stamani leggendo un articolo su Repubblica ho visto che "i bambini italiani sono veloci e abili con la tecnologia, si sfidano alla Playstation, adorano i cellulari, ma poi confessano (72%) che la vera libertà è quella di giocare "fuori", e la vera sofferenza è quella di non poterlo fare, perché 1) il tempo è brutto 2) i genitori hanno paura 3) perché ci sono troppi compiti." Mi sono quindi fermato un attimo a pensare alla mia infanzia vissuta in un paesino sperduto nel cuore della Toscana, lontano dalla "Civiltà" (come spesso criticamente definavamo Larderello), lontano ovvero da negozi, ipermercati, ospedali un po' fuori dal mondo in pratica, ma anche lontani da tutti gli eccessi che la "Civiltà" inesorabilmente crea, traffico, smog, delinquenza, stress. E mi sono tornate in mente quelle lunghe giornate in cui ci ritrovavamo seduti su un muretto a guardarci negli occhi stufi delle due ore passate a giocare a calcio nella strada sotto casa o per una partita a nascondino (in cui io partecipavo raramente... ;) ) terminata perchè qualcuno aveva oltrepassato i limiti stabiliti e passando attraverso boschetti e sottoscale aveva fatto un bomba libera tutti alla faccia del "chi conta" di turno. Quelle lunghe giornate in genere si concludevano con le famose parole "Ah se non si fosse nati qui a quest'ora....." "Ah che posto del cavolo che è Larderello....." invidiando magari quei bambini che vedevamo in pubblicità che chiusi nella loro casetta si godevano il loro ATARI. E le stesse conclusioni venivano fuori anche 10 anni dopo in cui le lunghe giornate si erano tramutati in lunghi sabato sera passati intorno ad un tavolino del bar a fare i soliti brutti discorsi..... Ci siamo sempre sentiti degli "sfigati" perchè nati lontato da tutto e da tutti... Ora però dall'alto dai miei 28 anni (capirai!) e dalla mia breve esperienza nella City della Madunina, mi rendo conto quanto sono stato fortunato a nascere lontano dalla "Civiltà". Adesso che ho una Playstation, passo le giornate chiuso in un ufficio davanti ad un PC, mi faccio un'ora di metro al mattino ed una alla sera, mi rendo conto di quanto i ricordi di quelle lunghe giornate facciano parte di me e mi aiutino ad avere sempre un pensiero felice nella mia mente. I videogiochi prima o poi si comprano, ma le partite a rubabandiera nella strada sotto casa si vivono. Le calde giornate d'estate passate a farsi la guerra con i gavettoni nelle vie deserte del paese non si possono comprare o si ha la fortuna di averle vissute o non si hanno. Con questo non voglio certo dire che dovremmo tutti vivere da eremiti lasciando perdere tecnologia e scienza (anche perchè è ciò che mi da da vivere!) vorrei solo fare capire a tutti quei ragazzi che come me si sentono o si sono sentiti sfortunati nel nascere in un piccolo paese che non tutto il mal vien per nuocere, per loro arriverà il tempo dei centri commerciali, dei negozi con insegne stratosferiche e dei mille locali nei quali passare la serata, ma per molti non arriverà mai la possibilità di star fuori tutta la notte a 12, 13 anni seduti su una panchina sotto un cielo stellato a fantasticare sul futuro più e meno remoto . Gianni
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1 commento:
che ricordi che mi hai risvegliato, hai proprio ragione, non c'è veramente prezzo per il gioco della "bandierina", della campana" , nascondino, "un ,due, tre, stella!".....
Fortunatamente io in questi posti ci vivo ancora e quando vedo bimbi che continuano a giocarci mi si apre il cuore.
I genitori di adesso sono iper-paranoici: quando il figlio esce di casa, hanno paura si spezzi un braccio, la gamba, la testa...
Non so te, ma noi giocavamo tra i campi, tra gli attrezzi per lavorarli (vanghe, falci...), animali.... e siamo ancora tutti interi!!!! :D
Ciao
Luana
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